Per necessità, per naturale propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.
Ralph Waldo Emerson

giovedì, 26 aprile 2007 , 15:32

<< Mi piace>> disse la donna << guardare al male e al bene, al vizio e alla virtù >>. [...] <<Non so che cosa siano la bontà e la protervia, l'orgoglio e l'umiltà: degli uomini e delle cose conosco solo i colori, o piuttosto le luci (giacchè ciascuna luce ha un colore). [...] Ciò che gli uomini chiamano avarizia e gioia, dolore e terrore, sono per me luci azzurre o verdi, rosee o gialle. [...] E di colori ce n'è tanti, quante sono le stelle in cielo. E in alcune luci, prepotenti, c'è un solo colore, ma in altre, anche umili e tenui, ce ne sono mille, infiniti in uno.

Tommaso Landolfi, Dialogo dei massimi sistemi, Adelphi edizioni, 1996

Il titolo citato è quello di una raccolta di sette racconti, all'interno della quale si può leggere La piccola Apocalisse: è il racconto di un uomo che esce una sera, e va in un bar con dei suoi amici. Ha l'animo del poeta incompreso. Alla fine, dopo non essersi divertito, torna a casa e si mette a scrivere La donna nella pozzanghera, un metaracconto in cinque capitoli scandito dalle epigrafi di Wordsworth. In particolare, quella del secondo capitolo, da cui è preso il discorso della donna, è: I saw her upon nearer view:/ a spirit, yet a woman too... E questo mi porta al motivo della citazione, al nocciolo della questione: penso fermamente che se ci sforzassimo un po' di più a vedere il mondo in technicolor, forse, il mondo ci apparirebbe non dico più bello, ma più sopportabile.

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martedì, 24 aprile 2007 , 15:00

D'un tratto sentii un gran baccano in giardino,  per qualche secondo pensai che potevano essere la mamma e il papà di ritorno dall'ospedale. Mi sbagliavo; affacciatomi alla finestra, vidi un ragazzino che penzolava dal melo appeso per l'elastico dei calzoni: era Mika. [...]

<< Mi chiamo Joakim>> risposi.

<< E io sono Mika. Di' un po', perchè stai a testa in giù?>>

Scoppiai a ridere. Credo che rimase un po' intimidito dalla mia reazione, perchè s'infilò il pollice in bocca e cominciò a succhiarlo come un neonato. Allora mi scappò un'altra risatina.

<< Sei tu che stai a testa in giù>> gli spiegai.

Mika si tolse il pollice di bocca e cominciò ad agitare tutte le dita, poi disse:

<< Quando due persone si incontrano, e una sta a testa in giù, non è così semplice stabilire chi dei due sta nel verso giusto>>.

Rimasi talmente colpito da quella risposta che non seppi ribattere nulla. [...]

<< Vedo che questo pianeta ha un satellite.>> disse << E per vedere questo satellite guardate in su, vero?>>

<< Sì>> risposi.

<< E quando andate lassù, viaggiate verso l'alto o verso il basso?>>

<< Verso l'alto>>.[...]

<< Ma una volta arrivati sulla luna scendete sulla sua superficie, vero?>>

Non ero mai stato sulla luna, ma in compenso avevo visto alla TV tutte le trasmissioni sull'allunaggio.

Annuii di nuovo.

<< Quindi, da qualche parte tra questo pianeta e la luna, il basso si trasforma in alto e l'alto in basso>>.

Ero così confuso che non sapevo cosa rispondere, ma mi pareva che il suo ragionamento non facesse una grinza.

 

Jostein Gaarder, C'è nessuno?

 

Ritengo che questo sia un passo che ciascuno di noi dovrebbe tenere bene a mente, ogni giorno. L'uomo è un animale sociale, ha bisogno di vivere in comunione e vicinanza con altri che gli somiglino, anche solo interiormente. Paradossalmente, però, non lo sa fare bene. Non ci riesce, c'è ben poco da fare. C'è sempre qualcosa che non regge, un anello mancante. Ce lo ricorda anche la favoletta dell'Islandese che viaggia e viaggia in cerca di un posto che gli vada a genio, che lo faccia sentire bene. Quando vive solo, rimpiange la compagnia. Quando è circondato da migliaia di altri come lui, si sente solo e oppresso. Allora direi di correggere la tesi con: l'uomo è un animale sociale, ma solo quando ne ha voglia. Ma applichiamo questa citazione a noi, oggi.

 

Prendiamo due persone qualunque, per non buttarci su discorsi politici. Due persone qualunque che discutono. Il signore A esporrà la sua tesi, e il signore B una discordante. Il signore A non sopporterà di non essere capito, e tenterà di far cambiare idea al signore B in tutti i modi possibili. Procedimento del tutto inutile, dal momento che anche il signore B tenterà di fare lo stesso con il caro A. La discussione andrà avanti per ore inasprendosi sempre di più, e forse non si chiuderà mai, fino a che passerà un bambino che chiederà ai due il motivo della diatriba. I signori AB rimarranno sorpresi di non aver capito minimamente l'uno la tesi dell'altro, e di aver combattuto contro un esercito d'aria.

 

Mika è a testa in giù, ma il suo ragionamento è perfetto e ineccepibile. Non fa davvero una grinza. Pare davvero che non esista in realtà un dritto e un rovescio permanente, tutto si capovolge, di minuto in minuto. Basta che prendi una navicella e sali sali sali, che ti ritrovi a un certo punto a scendere, e non sai perchè. Così, chi è idealmente immerso nella ragione più totale, e sempre idealmente sale sale e sale sussussù, potrebbe annegare nel torto più abissale, e scendere scendere scendere giuggiuggiù fino alle dorsali oceaniche. Solo Dio non è mai a testa in giù, e non è neppure sicuro che esista.

Mika dovrebbe insegnarci a rivedere un po' tutte le nostre teorie, e a usare quei due buchi che abbiamo ai lati della testa, che non a caso sono collegati al cervello.

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martedì, 24 aprile 2007 , 09:23

Chi scrive libri è tutto o nulla. E siccome a nessuno sarà mai dato di essere tutto, tutti noi che scriviamo libri siamo nulla. Siamo sottovalutati, gelosi, feriti e ci auguriamo la morte dell’altro. L’incontenibile aumento della grafomania tra uomini politici, autisti di taxi, partorienti, amanti, assassini, ladri, prostitute, prefetti, medici e pazienti, mi dimostra che ogni uomo, senza eccezione, porta in sé lo scrittore come una sua potenzialità, tanto che tutta la specie umana potrebbe a buon diritto scendere per strada e gridare: Noi siamo tutti scrittori!

Tutti, infatti, soffrono all’idea di scomparire senza essere stati visti né uditi in un universo indifferente e per questo vogliono, finché sono in tempo, trasformare se stessi nel proprio universo di parole.

Quando un giorno (e sarà presto) dentro ogni uomo si sveglierà lo scrittore, saranno tempi di sordità e incomprensione generali.

Milan Kundera, Il libro del riso e dell’oblio

 

Torno ancora sul tema della lettura e della scrittura, perché mi sembra molto interessante, soprattutto in un mondo, come diceva già Kundera, che vede l’aumento esponenziale della grafomania, che sembra oggi diventare quasi una moda, una malattia incontenibile. Tutti scrivono. Una statistica di qualche anno fa diceva che in Italia ci sono, paradossalmente, più persone che scrivono che persone che leggono.

E io credo che ci siano due motivi principali. Il primo è quello descritto sopra da Kundera. C’è poco altro da dire al proposito, visto che mi sembra spiegato chiaramente. Il secondo motivo è molto semplice: evasione. Evasione dalla realtà. E a questo punto bisogna chiedersi: perché abbiamo bisogno di evadere dalla realtà?

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giovedì, 19 aprile 2007 , 23:31

- Zio, - gli dissi, - vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già finito tutto.

Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - Ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di ritornare.

Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo l'ultima partita. Loro, quelli contro cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi; noi, le scartine.

Le nostre figure erano già state tutte giocate.

Mario Rigoni Stern, L'ultima partita a carte, Einaudi, Torino, 2002

Devo confessarvi che, di solito, io i libri che leggo me li dimentico immediatamente dopo averli finiti. A parte quando mi fanno pensare, come in questo caso. Appena ho letto queste frasi sono stato assalito dal freddo gelido della steppa russa. Ma anche da un altro tipo di freddo. Un freddo esistenziale , di concetto. Il freddo della consapevolezza (e qui, secondo me sta il nocciolo della questione, il senso profondo del discorso di Rigoni Stern) che tutte le guerre, in fondo sono uguali. Tutte ugualmente inutili.

 

 

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mercoledì, 18 aprile 2007 , 16:29
Gli scrittori [sono coloro che] fondano un luogo proprio, eredi dei lavoratori d’un tempo, ma sul terreno del linguaggio, scavatori di pozzi, costruttori di case.
Lungi dall’essere scrittori, i lettori sono dei viaggiatori; circolano su territori altrui, come nomadi che praticano il bracconaggio attraverso pagine che non hanno scritto.
[ N.B.: detto con neutralità, forse con una certa stima]
Michel de Certeau, L’invenzione del quotidiano

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