Per necessità, per naturale propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.
Ralph Waldo Emerson

sabato, 16 giugno 2007 , 22:39

I hold the world but as the world, Gratiano, a stage where every man must play a part...

W. Shakespeare, The merchant of Venice

I will comment this quotation in English. I am a stagegoer.

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giovedì, 14 giugno 2007 , 16:00
Il dolore può essere necessario, ma non rappresenta una virtù in sè.

Joseph E. Stiglitz , La globalizzazione e i suoi oppositori


Mai avrei creduto di trarre una lezione di vita come questa da un libro comprato esclusivamente per l'esame di macroeconomia II.
Il dolore "economico e finanziario" di un paese può, forse, essere necessario per un breve periodo di tempo affinchè si giunga ad una svolta nel mercato interno e estero. Ma non è qualcosa da perseguire come spesso il Fondo Monetario & co. hanno fatto.
Non si può giocare con la vita degli altri solo perchè si sta racchiusi in palazzi dorati, mentre ci si dà quotidianamente a  sguazzi pari a quelli di Zio Paperone nel beneamato deposito. 
Questo dice, all'incirca, Giuseppe.

E io lo riadatto, in modo per lo più imbarazzante, al mio quotidiano.
Spesso sto a farmi fagocitare da quel sentimento che fa tanto "dolore" alla giovane Werther. Ha un che di romantico, nel senso più letterario del termine. E mi ci accoccolo, tentando di tirar fuori il meglio dal peggio (di me? del dolore? del romantico?).
Ma forse, senza arrivare a condannare il dolore in quanto tale, senza aborrirlo e rifuggirlo, potrei almeno iniziare a credere che senza ci si può stare, e anche bene.

[è una riflessione di cui non so farmi migliore portavoce, chiedo venia ]

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sabato, 09 giugno 2007 , 01:02

“Ti voglio raccontare una storia,” disse Zedka. “Un potente stregone, con l’intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell’acqua, sarebbe diventato matto.

Il mattino seguente, l’intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per se e per la famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l’acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle.

Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti si convinsero del fatto che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l’abdicazione.

Disperato, il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì suggerendogli: ‘Andiamo alla fonte, e beviamo quell’acqua. In tal modo saremo uguali a loro’. E così fecero: il re e la regina bevvero l’acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza , perché non consentirgli di continuare a governare?

La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini. E così il re poté governare fino alla fine dei suoi giorni”.

 

Paulo Coelho, Veronika decide di morire

 

No comment.

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mercoledì, 06 giugno 2007 , 21:48

My mistress' eyes are nothing like the sun;

Coral is far more red, than her lips red:

If snow be white, why then her breasts are dun;

If hairs be wires, black wires grow on her head.

I have seen roses damasked, red and white,

But no such roses see I in her cheeks

And in some perfumes is there more delight

Than in the breath that from my mistress reeks.

I love to hear her speak, yet well I know

That music hath a far more pleasing sound:

I grant I never saw a goddess go,

My mistress, when she walks, treads on the ground.

And yet by heaven, I think my love as rare,

As any she belied with false compare.

William Shakespeare, sonnet CXXX

Non tradurrò questo sonetto, principalmente perchè una poesia non può essere tradotta, almeno da me (si perdono troppe cose). Credo fermamente che tale sonetto rappresenti l'amore perfetto, l'amore senza fronzoli, pieno. Il distico finale è emblematico: dopo essersela presa con tutta la tradizione poetica precedente, che vede nella donna il sole, la neve, e così via, afferma che il suo amore è raro quanto (se non di più, aggiungo io) quello per ogni donna mascherata con falsi paragoni.

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domenica, 03 giugno 2007 , 19:23

“Io non so cosa sia un matto”, sussurrò Veronika. “Comunque, io non lo sono. Sono una suicida frustrata.”

“Matto è colui che vive nel proprio mondo. Come gli schizofrenici, o gli psicopatici o i maniaci. Quelle persone, cioè, che sono diverse dalle altre.”

[…]

“Una volta ho visto una donna con un  vestito rosso tutto scollato e lo sguardo vitreo che girava per le vie di Lubiana; il termometro segnava cinque gradi sotto lo zero. Pensai che fosse ubriaca e mi avvicinai per aiutarla , ma lei rifiutò la mia giacca”

“Nel suo mondo forse era estate. E magari il suo corpo era riscaldato dal desiderio di qualcuno che l’aspettava. Anche se questa persona fosse esistita soltanto nel suo delirio, lei aveva il diritto di vivere o di morire come voleva, non credi?”.

 

Paulo Coelho, Veronika decide di morire

 

Si può affermare al di là di ogni dubbio se qualcuno è matto? Se lo fossero tutti gli altri?

C’è davvero un punto di riferimento, un appoggio stabile e fisso? O solo un riferimento variabile e dinamico?

A ben pensarci il discorso è simile a quello dei colori: come facciamo a sapere quali nomi danno gli altri al colore che noi chiamiamo rosso? Come facciamo a sapere quale colore loro intendono dicendo rosso?

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