- Zio, - gli dissi, - vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già finito tutto.
Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - Ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di ritornare.
Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo l'ultima partita. Loro, quelli contro cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi; noi, le scartine.
Le nostre figure erano già state tutte giocate.
Mario Rigoni Stern, L'ultima partita a carte, Einaudi, Torino, 2002
Devo confessarvi che, di solito, io i libri che leggo me li dimentico immediatamente dopo averli finiti. A parte quando mi fanno pensare, come in questo caso. Appena ho letto queste frasi sono stato assalito dal freddo gelido della steppa russa. Ma anche da un altro tipo di freddo. Un freddo esistenziale , di concetto. Il freddo della consapevolezza (e qui, secondo me sta il nocciolo della questione, il senso profondo del discorso di Rigoni Stern) che tutte le guerre, in fondo sono uguali. Tutte ugualmente inutili.
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