Per necessità, per naturale propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.
Ralph Waldo Emerson

giovedì, 19 aprile 2007 , 23:31

- Zio, - gli dissi, - vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già finito tutto.

Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - Ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di ritornare.

Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo l'ultima partita. Loro, quelli contro cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi; noi, le scartine.

Le nostre figure erano già state tutte giocate.

Mario Rigoni Stern, L'ultima partita a carte, Einaudi, Torino, 2002

Devo confessarvi che, di solito, io i libri che leggo me li dimentico immediatamente dopo averli finiti. A parte quando mi fanno pensare, come in questo caso. Appena ho letto queste frasi sono stato assalito dal freddo gelido della steppa russa. Ma anche da un altro tipo di freddo. Un freddo esistenziale , di concetto. Il freddo della consapevolezza (e qui, secondo me sta il nocciolo della questione, il senso profondo del discorso di Rigoni Stern) che tutte le guerre, in fondo sono uguali. Tutte ugualmente inutili.

 

 

postato da Nimor · permalink · commenti (1)


Commenti
#1    24 Aprile 2007 - 20:01
 
Carte. Siamo davvero come delle carte stropicciate giocate sul tavolo di chi ambisce a chissà quale potere. Inutili e schifose.
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