“Io non so cosa sia un matto”, sussurrò Veronika. “Comunque, io non lo sono. Sono una suicida frustrata.”
“Matto è colui che vive nel proprio mondo. Come gli schizofrenici, o gli psicopatici o i maniaci. Quelle persone, cioè, che sono diverse dalle altre.”
[…]
“Una volta ho visto una donna con un vestito rosso tutto scollato e lo sguardo vitreo che girava per le vie di Lubiana; il termometro segnava cinque gradi sotto lo zero. Pensai che fosse ubriaca e mi avvicinai per aiutarla , ma lei rifiutò la mia giacca”
“Nel suo mondo forse era estate. E magari il suo corpo era riscaldato dal desiderio di qualcuno che l’aspettava. Anche se questa persona fosse esistita soltanto nel suo delirio, lei aveva il diritto di vivere o di morire come voleva, non credi?”.
Paulo Coelho, Veronika decide di morire
Si può affermare al di là di ogni dubbio se qualcuno è matto? Se lo fossero tutti gli altri?
C’è davvero un punto di riferimento, un appoggio stabile e fisso? O solo un riferimento variabile e dinamico?
A ben pensarci il discorso è simile a quello dei colori: come facciamo a sapere quali nomi danno gli altri al colore che noi chiamiamo rosso? Come facciamo a sapere quale colore loro intendono dicendo rosso?
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