Per necessità, per naturale propensione, per il piacere di farlo, tutti noi citiamo.
Ralph Waldo Emerson

giovedì, 14 giugno 2007 , 16:00
Il dolore può essere necessario, ma non rappresenta una virtù in sè.

Joseph E. Stiglitz , La globalizzazione e i suoi oppositori


Mai avrei creduto di trarre una lezione di vita come questa da un libro comprato esclusivamente per l'esame di macroeconomia II.
Il dolore "economico e finanziario" di un paese può, forse, essere necessario per un breve periodo di tempo affinchè si giunga ad una svolta nel mercato interno e estero. Ma non è qualcosa da perseguire come spesso il Fondo Monetario & co. hanno fatto.
Non si può giocare con la vita degli altri solo perchè si sta racchiusi in palazzi dorati, mentre ci si dà quotidianamente a  sguazzi pari a quelli di Zio Paperone nel beneamato deposito. 
Questo dice, all'incirca, Giuseppe.

E io lo riadatto, in modo per lo più imbarazzante, al mio quotidiano.
Spesso sto a farmi fagocitare da quel sentimento che fa tanto "dolore" alla giovane Werther. Ha un che di romantico, nel senso più letterario del termine. E mi ci accoccolo, tentando di tirar fuori il meglio dal peggio (di me? del dolore? del romantico?).
Ma forse, senza arrivare a condannare il dolore in quanto tale, senza aborrirlo e rifuggirlo, potrei almeno iniziare a credere che senza ci si può stare, e anche bene.

[è una riflessione di cui non so farmi migliore portavoce, chiedo venia ]

postato da giolee · permalink · commenti (3)


Commenti
#1    16 Giugno 2007 - 01:26
 
è una bella citazione e una riflessione importante.
grazie.
secondo me l'accenno a werther e al romanticismo è super-iper-maxi-mega-stra-azzeccatissima. ok,ok, mi sono rincretinito... lasciate perdere, è il sonno.
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#2    21 Giugno 2007 - 12:35
 
ma come? prima mi fai tutta una disquisizione su quanto sia pertinente il commento, su come sia una riflessione importante e poi mi dici che pensi questo perchè è tutta colpa del sonno?? nànà ;-)

comunque credo che alle volte ci si imponga uno stato di dolore amplificato anche per esternare tutto in una volta quello che si sente dentro, in modo da espellere il "male" tutto e subito.
e poi allo stesso tempo credo che queste "subculture del dolore" che si sono create nella realtà che viviamo fanno male un po' a tutti. ma che infondo prendono vita per un bisogno di sfogarsi e forse esorcizzare il dolore stesso. mah. sarà che mi sono appena svegliata e il sonno mi rincretinisce. :-)
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#3    02 Gennaio 2008 - 14:21
 
forse è il caso di distinguere il dolore dalla sofferenza, e dire che se la prima è intimamente connessa alla tragicità dell'umana esistenza la seconda è qualcosa contro la quale tutti lottiamo costantemente grosso modo. e allora la questione diventa accettare la prima senza rassegnarsi alla seconda. e se si vuole pescare in altre lingue perchè la nostra sembra aver soffocato le distinzioni un salto nell'inglese che tutti ormai conosciamo può essere utile: woe, pain, sufference, spleen, hurt, tutti termini che nominano un soffrire ma declinato in modi diversi.
fine del suggerimento.
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